Alla comprensione del Vangelo di Marco

Spunti per la lettura

Vangelo di Marco

 

16- novembre -2017

Sezione 1.2   Istruzione dei discepoli  Mc 3,7- 6,6a  

 

Lettura 31      L'incomprensione degli scribi.    Secondo gruppo.  Mc 3,22-30  

 

Mc 3,22 «E gli scribi / grammateis, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl» e: «Per mezzo del capo dei demoni scaccia i demòni». 23 E avendoli chiamati a sé, diceva loro in parabole: «Come può Satana scacciare Satana? 24 Se un regno è diviso contro se stesso, quel regno non può sussister; 25 e se una casa / famiglia è divisa contro se stessa, quella casa non può sussistere. 26 Alla stessa maniera, se Satana si è levato contro se stesso ed è diviso, non può sussistere, ma sta per finire.

27 Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e depredare le sue cose se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne saccheggerà la casa.

28  Amen / in verità vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e le bestemmie che diranno; 29 ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno, ma è colpevole di eterno peccato». 30 Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito immondo».

 

                Gli scribi / grammateis sono gli esperti delle Scritture, i più profondi conoscitori delle antiche profezie. Potremmo dire: i teologi, quelli che meglio di altri avrebbero potuto riconoscere i "segni" che Gesù stava disseminando a piene mani. Questo però avrebbe richiesto di riconoscere anche il suo nuovo insegnamento autorevole, la sua exousia, che, come abbiamo visto nelle letture della precedente sezione, era stata largamente apprezzata dalle folle.

Verso questi scribi Gesù mostra di avere pazienza: quel "chiamatili a sé" indica che Egli cerca di fare capire loro la "sua" verità. Si esprime con una domanda retorica su Satana (23a) e due miniparabole: il regno diviso in se stesso e la casa (o famiglia) pure divisa in se stessa.

La conclusione del v26, riprende il tema di Satana: il demonio che combatte se stesso è una proposizione priva di senso perché afferma nulla.

                Segue poi la miniparabola dell'uomo forte. Essa non è di comprensione immediata perché rimanda ad una tradizione profetica che mette il campo "un forte", uomo o spirito che sia, a volte dalla parte di Dio a volte contro Dio.

Non stiamo ad analizzare questa tradizione, ci limitiamo a riportare come esempio un testo di Isaia che tratta della liberazione e del ritorno degli esiliati da Babilonia, un evento che sembrava impossibile.

 

Is 49,24 «Si può forse strappare la preda al forte? / Oppure può un prigioniero sfuggire al tiranno?

25 Eppure dice JHWH: / «Anche il prigioniero sarà strappato al forte, / la preda sfuggirà al tiranno.

Io avverserò i tuoi avversari; / io salverò i tuoi figli.

26 Farò mangiare le loro stesse carni ai tuoi oppressori, / si ubriacheranno del proprio sangue come di mosto.

Allora ogni uomo saprà / che io sono il Signore, tuo salvatore, / io il tuo redentore e il Forte di Giacobbe».

 

In questo caso sono due forti in competizione, chi tiene prigionieri i figli di Israele e il Forte che li libera: Dio.

 

Anche la nostra breve parabola entra in questa tematica per significare che le liberazioni degli ossessi dal demonio non è cosa tanto semplice perché richiede un grande impegno da parte di Gesù anche se pare che basti solo la sua parola autorevole.

 

                v28 "Amen". L'originale greco ha voluto conservare il termine ebraico "amen" perché le possibili traduzioni, in greco ne avrebbero perduto la forza espressiva. A maggior ragione la stessa cosa vale per l'italiano.

Amen, contiene la radice di "roccia", un materiale che più duro non si può; tradurlo con "verità" equivale ad annacquarlo. Forse si potrebbe dire: "verità rocciosa", ma rischierebbe di non essere compresa.

Ricordiamo che la recita del Credo, nella Liturgia Eucaristica, viene chiusa con "Amen" non un semplice: "Così sia".

Se è così l'affermazione di Gesù, che segue questo "amen", ha un grande valore rivelativo. Gesù sta per dire qualcosa che nessuno mai potrà modificare: "C'è un peccato che non può essere perdonato: la bestemmia contro lo Spirito Santo".

La gravità della cosa diventa più evidente se riflettiamo che essa è preceduta dall'annuncio del perdono universale di tutti i peccati, che è il fondamento di tutta la fatica di Gesù: da Betlemme a Pasqua.

Come mai questo peccato è così grave?

Dobbiamo tenere presente che ogni opera di Dio e pertanto anche di Gesù è sempre mediata dallo Spirito Santo, perciò quando Gesù scaccia i demoni dagli ossessi compie un'azione nello Spirito Santo, anche perché ogni azione di Gesù è sempre Trinitaria; Gesù non opera mai in proprio.

Quindi chi si ostina a non riconoscere i segni dello Spirito e addirittura a confonderlo con Satana, rende se stesso incapace di chiedere perdono... e a Dio di perdonarlo.

Dio nutre sempre un grande rispetto della libertà umana... che però non è priva di responsabilità.

 

Per saperne di più vedi in Glosse: nota esegetica 9 e più in dettaglio 8.

 

 

 

   

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