Alla comprensione del Vangelo di Marco

Spunti per la lettura

Vangelo di Marco

 

Sezione 2.1          Insegnamento sul Messia sofferente           

Mc 8,31-10,52

14 luglio 2018

Lettura 60           
Mc 8,34- 9,1         Condizioni della sequela di Gesù

 

Mc 8,34 «E chiamata a sé la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35 Perché chi vorrà salvare la propria vita / psuchē (Cei: anima), la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. 36 Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero e rovinare la sua vita? 37 E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della sua vita? 38 Chi si sarà vergognato di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'Uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
9,1 E diceva loro: «Amen, vi dico: vi sono alcuni di coloro che stanno qui, che non gusteranno la morte senza aver visto il Regno di Dio venuto con potenza».

Gesù aveva preannunciato ai suoi discepoli la sua condanna seguita da crocifissione e risurrezione. Pietro l'aveva preso in disparte cercando di persuaderlo a cambiare prospettiva, ma si era preso l'appellativo di "Satana" e l'imperativo di camminargli dietro, Mc 8,31-33.
Ora Gesù si rivolge "apertamente" alla folla, oltre che ai discepoli, chiarendo che la prospettiva della croce riguarda tutti coloro che si pongono alla sua sequela.

Allora possiamo rilevare che la sequela avviene con una certa gradualità.
In 1,16 ss i discepoli erano stati invitati a lasciare le reti per diventare pescatori di uomini.
In 3,14 erano stati chiamati ad un rapporto più stretto «Ne costituì Dodici che stessero con lui».
In 6,7 ss li aveva inviati im missione perché scacciassero i demoni, guarissero gli infermi e convertissero la gente.
Nel nostro brano il rapporto si fa ancora più stretto: ora si tratta di portare la croce insieme a lui, in un destino comune.

Quando Gesù parla di croce o Marco ne scrive per la sua chiesa, essa non è la figura del mal di denti o dell'ulcera che uno si deve sopportare. La croce è uno strumento di supplizio nato molto tempo prima a Babilonia che si era perfezionato nel tempo, nel senso di procurare una grande e lunga sofferenza e i romani si erano specializzati al punto che un condannato poteva stare lì appeso anche per quattro o cinque giorni. Gesto di clemenza era la flagellazione che riduceva il tempo di attesa della morte o la rottura delle gambe che in breve impediva al crocifisso di respirare per cui moriva per asfissia.
Queste crocifissioni erano pubbliche quindi la gente sapeva molto bene di quale atroce usanza si trattasse. Non dobbiamo perdere di vista che oltre alla sofferenza fisica c'è anche una sofferenza morale, costituita dalla vergogna per quel tipo di pena riservata alle persone più infime della scala sociale; vergogna che coinvolgeva anche tutti i famigliari del condannato.

Seguendo molti esegeti, abbiamo scelto di tradurre "psuchē" con "vita", perché il dualismo corpo anima, che si è radicalizzato durante la modernità, ha finito per considerare l'uomo come giustapposizione di due principi tra di loro separati e contrapposti.
Ora, "perdere la propria" vita per salvare la vita stessa, non significa buttare la vita, ma spenderla bene perché essa possa proseguire senza fine nel tempo.
Circa il significato di questo comando, Gesù porta il tema alla condizione limite, la croce appunto. Ma l'esempio riportato in v 36 vale anche per noi che viviamo in paese dove, fortunatamente, la possibilità di incontrare la croce è alquanto remota. Questo comando però ci dice che certi miti della nostra società, sbandierati senza fine dalla comunicazione pubblica, dovrebbero essere accuratamente valutati: pensiamo alla carriera, al successo, al fare soldi, ecc.
Così Gesù ci richiama che c'è qualcosa che conta di più perché tutte quelle "robe" ad un certo punto le dovremo lasciare. 
v34 induce un'altra considerazione. Tutto il discorso era stato introdotto dalla predizione della passione e dalle rimostranze di Pietro. In questo versetto viene richiamato il tema del rinnegamento: per salvare la propria vita è necessario "rinnegare se stesso".
E sarà proprio Pietro che nell'atrio del Sinedrio rinnegherà Gesù.
Sembra che Marco mediante questi rimandi voglia proprio mettere sull'avviso i suoi lettori.


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