Sepphoris

La collina di Tsippori si trova a circa 6 km da Nazareth,
in una regione di colline calcaree tra il fiume Tsippori a sud e la valle di Bet Netofa al Nord.
Secondo il Talmud babilonese (Meg 6a), Tsippori deriva il suo nome dalla sua posizione sulla cima di una montagna, che le permetteva di controllare tutto il territorio circostante, proprio come un uccello (Tsippòr, in ebraico).

Storia

Le prime notizie di Tsippori risalgono al regno di Alessandro Janneo (103 a.C.), ma alcuni ritrovamenti archeologici testimoniano l'esistenza di un insediamento risalente all’epoca del primo Tempio.
Quando nel 63 a.C. le armate romane, sotto il comando di Pompeo, conquistarono il paese, Tsippori divenne capitale regionale della Galilea.
Nel 37 a.C., durante una tempesta di neve, Erode s’impossessò della città.
Alla sua morte, nel 4 a.C., i cittadini ebrei si ribellarono al dominio e conquistarono la città.
Varo, il legato romano di Siria, riconquistò la città e la diede alle fiamme, facendo schiavi gli abitanti.

In seguito la regione passò sotto il controllo di Erode Antipa, che ricostruì e fortificò la città, soprannominandola “ornamento di tutta la Galilea”.
Durante la grande rivolta del 68-70 d.C., la popolazione di Tsippori sostenne Vespasiano nella sua marcia verso Gerusalemme, aprendogli le porte della città che così fu salvata dalla distruzione.
Nel corso della rivolta di Bar Kochbà del 132-135 d.C., la città passò nuovamente sotto il controllo romano e il suo nome fu trasformato in Diocaesarea.
In questo periodo fu sede del Sinedrio e patria d’importanti maestri del giudaismo tra i quali rabbi Yehuda HaNassi che qui completò la codificazione della legge ebraica (la Mishnàh).
Tsippori, infatti, è citata molte volte nella letteratura Talmudica, in cui è ricordata per la presenza di diciotto sinagoghe e diverse "case di studio" (bet midrash).

Sotto il regno di Costantino il grande (325 d.C.), Giuseppe, un ebreo convertito denominato Giusto, tentò invano di costruirvi una chiesa.

Nel 351 scoppiò a Tsippori una rivolta contro l'imperatore Gallo.
La rivolta fu domata da Aursecinus, comandante in capo dell'esercito romano, il quale appiccò il fuoco alla città, senza distruggerla totalmente.

In una lettera scritta da Cirillo, il vescovo di Gerusalemme, si menziona il devastante terremoto che colpì il paese nel 363 d.C. e che causò la completa distruzione di Tsippori.
La città fu interamente ricostruita e durante il periodo bizantino, con lo sviluppo della comunità cristiana, divenne la sede vescovile e probabilmente vi si costruì una chiesa.
Ciononostante la maggioranza della popolazione restò ebraica e la città continuò a prosperare fino alla fine del periodo bizantino.

Dopo la conquista araba sembra che Diocaesarea abbia perduto poco a poco il suo splendore.
All'epoca dei crociati la città prese il nome di "le Sephorie" e vi furono costruite una fortezza e una chiesa.
Da qui le armate crociate nel 1187 partirono per la battaglia dei Corni di Hattin, dove furono sconfitte da Saldino.

Nel XVIII secolo il luogo divenne uno dei rifugi del beduino Dahr El Omar, governatore della Galilea, che la fortificò e vi ricostruì il castello.

Durante la rivolta araba (1936-1939) e la guerra d'Indipendenza d'Israele (1948) Sepphoris divenne il centro della guerriglia araba che combatteva contro i circostanti villaggi ebraici.
La guerriglia usò il castello come suo quartiere generale e il loro comandante, Mahmud Saffuri, controllò l'intera regione, finché l'Operazione Dekel conquistò il villaggio.

 

L'intera area è oggi parco nazionale.

Si accede ai resti archeologici della città, attraverso la strada principale romana, il decumano, databile ai primi anni del II secolo d.C.

La strada, lastricata in pietra, era circondata da colonne e da portici mosaicati dai quali si accedeva ai negozi e alle case residenziali.

 

 

 

Casa del Nilo

 

Sul lato sud della città, si trova un grande edificio, chiamato “Casa del Nilo”.
Esso prende il nome da uno dei suoi mosaici, che copre l’intera pavimentazione di una stanza quadrata (6,7x6,2 m).
È datato al VI secolo e realizzato da Procopio di Alessandria e suo genero Patrizio.

 

 

La raffigurazione è divisa in due pannelli dal fiume Nilo, che sgorga dalla bocca di un ippopotamo, sul quale è seduta una figura maschile, personificazione del fiume.
Di fronte a lui, una donna reclinata, Eutenia, sua moglie, rappresenta l’Egitto.
Ai loro piedi si contrappone un pescatore, con una piccola rete da pesca, un coccodrillo e una cicogna che sta divorando un serpente.
Più in basso due cavalieri, guidati da Semasia, personificazione dell’inondazione che dà la vita, galoppano verso la città di Alessandria.

 

Fortezza

 

In cima all’acropoli si trova la fortezza crociata, costruita nel XII secolo dai templari con l’utilizzo di grosse pietre e di sarcofagi romani. 
Il fortino fu distrutto dopo la sconfitta crociata ai Corni di Hattin nel 1187.
Nel 1745, fu ricostruito da Dahar-al-Omar, lo sceicco beduino che sfidò i turchi e gestì la Galilea come feudo privato fino al 1775.
Ora è sede del museo archeologico.

 

 

Casa Dioniso

A est della fortezza si trova la casa di Dioniso.
La villa romana, costruita nel III secolo, fu distrutta dal terremoto del 363, che colpì la Galilea.

La pavimentazione della sala del banchetto era decorata con quindici pannelli in mosaico, raffiguranti scene mitologiche legate a Dioniso, il dio del vino.
Tra questi, il più famoso ritrae il volto di una donna dallo sguardo enigmatico e dai lineamenti raffinati, probabilmente rappresentazione della dea Venere, talmente celebre da essere noto col nome di "Monna Lisa d’Oriente". 

 

La Sinagoga


La sinagoga di Sepphoris è databile tra il VI-VII secolo d.C.
È orientata in modo insolito, verso ovest, non verso Gerusalemme.

Si presenta come un’unica sala lunga e stretta (20x8,6 m), divisa in due da una sola fila di cinque colonne.

Essa è ricordata principalmente per gli splendidi mosaici, ricchi di scene bibliche e di forti riferimenti simbolici, che ricostruiscono su sette pannelli, una sorta d’itinerario liturgico.

Il primo, gravemente danneggiato, apre il ciclo sulla storia di Abramo: alle querce di Mamre, Sara è sulla porta, mentre Abramo offre cibo ai tre visitatori (Gn 18, 1-8).
Segue la rappresentazione del sacrificio di Isacco (Gn 22,1-19): mentre i due servi attendono il ritorno del loro padrone, un ariete guarda in basso, verso due paia di sandali di diverse dimensioni, che Abramo e Isacco hanno slacciato per rispetto al luogo sacro.
Il terzo pannello è costituito dalla ruota dello zodiaco, dove i giorni, i mesi e le stagioni si rincorrono sotto la protezione e il controllo di una quadriga condotta da un sole radioso, a significare che tutto il tempo va dedicato a Dio.

Il quarto pannello rappresenta la tavola dei pani per l’offerta.Il successivo, ricco di elementi simbolici e sacrificali, illustra la consacrazione di Aronne al servizio del Tempio (Es 29,1-45).
Il sesto pannello rappresenta l’arca, nella quale erano custoditi i rotoli della Legge, affiancata da candelabri a sette braccia (menorah) e da rami di palma, mirto, salice e cedro, usati durante la festa delle capanne (Sukkot).
Il settimo e ultimo pannello contiene un’iscrizione greca, circondata da due leoni, che hanno abbattuto due tori.

 

Teatro Romano

 

Il teatro romano, costruito all'inizio del II secolo d.C, si trova a nord della fortezza.
Largo 70 m, poteva contenere fino a 4.500 posti a sedere. 
Il teatro serviva ai soli cittadini pagani della città giacché agli ebrei era vietato partecipare ai giochi e alle rappresentazioni.

 

 

Rete Idrica

 

Vicino all'ingresso del parco nazionale, e a circa 1,5 km a est della città, si trova una grande cisterna per la raccolta dell’acqua.
Costruita durante il governo di Erode Antipa, doveva garantire la fornitura di acqua mediante un acquedotto lungo 5 km dalle sorgenti Amitai e Genona a sud di Kafr Kana.