Ascolta, medita e vivi *

Domenica di Pentecoste

Giovanni 14,15-20

 

20 maggio 2018

 

Ai discepoli Gesù promette “un altro Paraclito”, come a dire che essi, e noi con loro, conosciamo già una persona che è chiamata a starci accanto, come possiamo rendere in italiano l’intraducibile vocabolo Paraclito, ed è proprio il Signore e Maestro che ci ha invitato a seguirlo e ci ha accolti tra i suoi discepoli.

Gesù è stato vicino ai suoi, “da tanto tempo”, ed essi lo conoscono, come Gesù dice a Filippo (Gv 14,9). E continuerà a guidarli come Pastore buono, a infondere in loro la linfa vitale come la vite che fa scorrere nei tralci il nutrimento. Ora è Gesù stesso che promette un altro ‘consolatore’. A differenza del Verbo, figlio di Maria, che sta per morire alla vita terrena e risorgerà e non sarà più visibile ai discepoli, il Paraclito di cui parla Gesù rimarrà con i discepoli per sempre.

Per descrivere la presenza dello Spirito di Gesù – il Paraclito-, possiamo ricordare l’immagine usata da Ignazio di Antiochia: “…un’acqua viva che mormora in me e dall’intimo mi dice: Vieni al Padre…” (Lettera ai Romani).  L’opera della presenza dello Spirito Paraclito nello spirito di ciascuno di noi consiste nel suggerire le scelte e nel sostenere le decisioni che permettono al discepolo di essere fedele al Signore. La persona credente, pienamente realizzata, è colei che vive di Gesù, che ne accoglie gli insegnamenti, che desidera imitarne la vita. Lo Spirito ci è donato per aiutarci a vivere una tale somiglianza.

Dunque nell’animo umano il Paraclito difende Gesù da noi, dalla nostra appartenenza al mondo; mette in luce quelle scelte per le quali siamo nella necessità di essere contestati dallo Spirito. Ricordiamo ad esempio quanti dei nostri gesti e pensieri non sono il frutto del nostro essere nuova creatura. E’ lo Spirito che in questi casi ci fa percepire il rimorso, non quello che genera turbamento, ma quello che dà pace, perchè si accompagna alla certezza del perdono e dell’aiuto del Maestro, affinchè riprendiamo il cammino della sequela con generosità e coraggio.

E’ proprio dello Spirito Paraclito persuadere ciascuno di noi alla visione delle cose secondo la fede, perché vi sono situazioni della nostra vita, e problemi attorno a noi, che ci fanno domandare quale è il significato che possiamo dare a ciò che è complicato, a ciò che causa dolore, in particolare agli innocenti. Lo Spirito ci convince con dolcezza, ci consente di aprirci ad una prospettiva di positività, che riposa nella paternità di Dio.

Vi è anche il lavorio dello Spirito Paraclito in noi a proposito delle scelte morali. I comandamenti sono esigenti, e ci sono persone che dicono che essi ci tolgono la libertà… Gesù invece insegna che, accolti e osservati, ci danno la sicurezza di amare Lui. Chi ci convince che i precetti evangelici non sono imposizioni che riducono la nostra libertà, ma piuttosto un invito ad affidare la nostra vita al Signore? E’ lo Spirito che ci consente di riconoscere che solo amando, e non inciampando nel nostro egoismo, possiamo imitare Gesù e giungere al Padre..

E’ dono del Paraclito la capacità di pregare, perché ci convince, con un lavoro dolce e illuminante, che il fare spazio al silenzio e alla Parola ci consente di conoscere in maniera più personale il Signore Gesù. E tutta la vita acquista una luce nuova, e i problemi che ci assillano vengono affrontati in una prospettiva diversa:  diviene nostra la convinzione che siamo nella mano di un Padre buono e ricco di misericordia.

La promessa che Gesù ci fa è straordinaria: il Paraclito sarà in noi una presenza tale da consentirci di vedere Gesù, mentre il mondo non lo vede più. E’ proprio dello Spirito darci le motivazioni per credere e per voler bene, anche a costo di una presa di coscienza coraggiosa che combatta il nostro egoismo, la nostra insincerità di fronte alle esigenze del Vangelo, il nostro opportunismo.  E’ Lui che ci dona la fortezza, che non è avere un carattere forte, ma piuttosto è imparare a non aver paura del Vangelo e delle sue richieste, è avere la determinazione di parlare delle nostre convinzioni con coraggio, con una parola forte, ma umile. “osiamo dire…”.

Dato che “In quel giorno saprete che io sono nel Padre mio, e voi in me e io in voi”, il Paraclito ci insegna a domandare a Dio; domande vere, fatte e create in noi dallo Spirito; pensiamo alla domanda di compimento del bene che iniziamo, di pienezza di ciò che fa crescere la vita degli altri che amiamo, di speranza, nostalgia di futuro;  di questi abbiamo tanto bisogno per vivere, credere, amare.