Ascolta, medita e vivi *

II DOMENICA DI AVVENTO
I figli del Regno

Matteo 3,1-13 

 19 novembre 2017 

Talvolta il segnale stradale che segnala all’automobilista che non si può invertire la direzione di marcia, costringe ad andare avanti, nella stessa direzione in cui si viaggia. La conversione di una coscienza descrive invece l’atteggiamento contrario: convertirsi è cambiare direzione della propria vita. Se prima si andava nella direzione sbagliata, e cioè alla ricerca del proprio io, ora facendo una manovra interiore di coscienza e di ripensamento, si dirige la propria vita verso il Signore.

La Parola evangelica di oggi indica come l’Avvento sia il tempo in cui prendere coscienza che la nostra conversione è la nostra povera risposta a Dio che ci chiama, venendoci incontro, abitando la nostra condizione umana, anzi addirittura mettendosi in fila con i peccatori che chiedono il battesimo predicato da Giovanni. Noi dobbiamo custodire il dono del Signore Gesù. Egli viene, e noi chiediamo di incontrarlo, di essere da Lui coinvolti nel suo cammino personale verso il Padre, a cui ubbidisce venendo tra noi peccatori. Al comando di Dio, che vuole così offrici un potente amico e alleato, uno sposo innamorato e fedele alla sua creatura, chiedere pure a Giovanni Battista di obbedire.

Lui, l’Innocente, entra nella nostra condizione, e per questo suo gesto di umiltà di ricevere il battesimo di Giovanni, agirà in mezzo a noi, parlerà, rinnoverà ogni cosa “con un fuoco inestinguibile”, e ci farà partecipi del suo Spirito. Tempo di Avvento, tempo nel quale prendere coscienza che Uno viene, e dona lo Spirito per il quale possiamo essere sanati, rinnovati.

La dura polemica di Giovanni Evangelista con gli scribi e i farisei che pure vengono al battesimo nel Giordano, diviene un richiamo preciso anche per noi. Il rapporto con Dio, afferma il Battista, non è conquista umana, ma dono offerto dalla imprevedibile misericordia di Dio. Ecco perché non basta farsi battezzare da Giovanni o, per noi, aggiungere devozione a devozione, osservanza a osservanza.

Solo la decisa apertura di un cuore desideroso di incontro con Colui che Viene, consente al Signore di rinnovare il nostro Spirito, di confermare decisioni di umiltà, di ascolto, di fedeltà alla scuola del nostro Maestro.

“Ridonami la gioia della mia salvezza” ci fa cantare il salmista (salmo 50[51],14). E’ questa infatti la forza del dono dello Spirito Santo: bruciare il male, cambiare la storia del mondo, rendere amica tutta la realtà creata. L’umanità, liberata dal male da un “fuoco inestinguibile”, ci assicura del fatto che il male ha un termine, e che il bene trionfa anche oggi, nei cuori che si lasciano guidare dallo Spirito.