Chiesa di San Giuseppe

La Chiesa di San Giuseppe o “della nutrizione” sorge, presenza importante e discreta, a pochi metri dalla Basilica dell’Annunciazione. 

 

L’evangelista Matteo racconta che la sacra famiglia, tornata dall’Egitto, andò ad abitare a Nazareth:

«Avvertito poi in sogno, [Giuseppe] si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazareth, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: “Sarà chiamato Nazareno».
Mt 2. 22-23 

 

A Nazareth «Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui».
Lc 2. 40 

 

Qui Gesù resterà fino all’età di trent’anni esercitando l’umile mestiere di carpentiere accanto a Giuseppe e Maria (Lc 3. 23; Mt 13. 55).

 

 

 

La prima testimonianza dell’esistenza di un edificio dedicato a San Giuseppe giunge dagli scritti di Arculfo, vescovo della Gallia, che nel 670, visitando Nazareth, scrisse: «Nazareth non ha una cinta di mura, essendo adagiata su una montagna. Ha, però, grandi edifici in pietra. Vi si trovano pure due grandi chiese. Una di esse, al centro della città, è poggiata su due pilastri: è a forma di cancro. Là un tempo si trovava la casa dove il Salvatore fu nutrito».

 

Nel 1620 padre Francesco Quaresmi descrive una “casa officina” di San Giuseppe, ricavata tra le mura di una chiesa crociata.

 

La casa, dopo lunghe ed estenuanti trattative, passò in mano francescana nel 1754 e nel 1858, fu trasformata in cappella.

 

 

 

Nel 1914 fu costruito in santuario più grande, a tre navate, dedicato alla vita nascosta di Gesù a Nazareth.

La nuova costruzione riprende lo stile romanico - crociato, come traspare nell’abside tripartita, nella successione degli eleganti archetti tripartiti che ornano le pareti dell’edificio e nel robusto campanile quadrato in pietra bianca, alleggerito da bifore e trifore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al suo interno, le pitture delle tre absidi ricordano la sacra famiglia, l’apparizione in sogno dell’angelo a Giuseppe e la sua morte.

Dodici vetrate illustrano le virtù di san Giuseppe.

Il pavimento della navata centrale è rialzato per permettere ai fedeli di accedere alla cripta dove sono conservati i resti archeologici.

 

 

 

Scavi archeologici

 

Gli scavi archeologici condotti nella zona hanno portato alla luce i resti d’insediamenti umani risalenti a una comunità giudeo-cristiana, che viveva separata dal villaggio di Nazareth.

In particolare furono trovate una cisterna, una grotta sotterranea con il relativo corridoio di accesso e una vasca battesimale ornata di mosaici.

 

 

 

 

 

La cisterna (6 metri di profondità e di diametro alla base), a forma di pera, è databile al periodo romano-bizantino ed è decorata da un solido intonaco a due strati, uno di calce e l’altro formato da una miscela di calce e cenere.

 

 

La vasca, scavata nella roccia, è identica a quella conservata accanto alla grotta dell’Annunciazione.

Misura 2 metri di lato e circa 2,50 metri di profondità.

Vi si accedeva percorrendo una scaletta sul fianco sud, costituita da sette gradini ricavati nella roccia.

I gradini e il fondo della vasca sono decorati con un semplice mosaico a riquadri neri su fondo bianco.

 

 

 

 

 

 

Sebbene alcuni studiosi (Taylor) ritengano che la vasca e gli ambienti sotterranei avessero una funzione agricola, come testimonierebbe il rivestimento musivo della vasca, usato nei contenitori per la spremitura; la maggior parte degli archeologi (tra i quali P. Bagatti e P. Testa) ritiene che le grotte fossero utilizzate per i riti battesimali.

Prova di ciò sarebbe il grande valore simbolico degli elementi:

I sette gradini simboleggiano dei sette doni dello Spirito Santo.

I sei riquadri ricordano i cori degli angeli.

Il canaletto, che canalizzava l’acqua nella vasca, rappresenta il fiume Giordano e il battesimo di Gesù.

Il sasso di basalto, incastonato nella pavimentazione, simboleggia Cristo “pietra angolare” della Chiesa.