T23 - Chiese e religioni

«Attendiamo il contributo dei cristiani appartenenti alle altre confessioni e delle altre religioni. Sarebbe per noi un dono prezioso che il Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano e le altre realtà ecumeniche presenti in diocesi, il Forum delle Religioni e gli altri tavoli di dialogo ci facessero giungere le loro riflessioni, le loro domande e le loro proposte circa il cammino sinodale che la Chiesa di Milano sta vivendo». (p. 40)

Per dare corpo all’auspicio avanzato dal testo guida (Chiesa dalle genti, responsabilità e prospettive. Linee diocesane per la pastorale) la Commissione che accompagna il cammino del Sinodo minore ha predisposto questa traccia, da condividere con le comunità cristiane e le comunità di altre religioni, che insieme alla Chiesa ambrosiana animano la vita quotidiana del nostro tessuto sociale, ascoltano le sue fatiche e le sue gioie, le sue speranze e i suoi sogni, lavorano per il bene di tutti e per la costruzione della Milano del futuro.

«ATTIRERÒ TUTTI A ME»

«Che cosa ci rivela la croce di Gesù Cristo riguardo alla Chiesa, ai popoli e al mondo intero? “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). (…) Ogni fratello e ogni sorella che incontriamo, a qualsiasi nazione, cultura e civiltà appartengano, sono un fratello e una sorella per cui egli ha dato la vita». (p. 16)

> Quanto questa prospettiva aiuta le nostre Chiese a vivere il cammino ecumenico così come si va costruendo in questi anni? Quali esperienze possiamo raccontare?
> In che modo il dialogo ecumenico aiuta a vivere positivamente l’edificazione di una società capace di includere persone di diverse culture e nazioni? Come guardiamo all’esperienza di sofferenza e di martirio che i cristiani delle varie Chiese sperimentano in molte parti del mondo?
> Come il confronto con altre fedi e religioni ci stimola a una testimonianza più credibile della nostra fede? Quale può essere in concreto il contributo che il dialogo interreligioso può portare nelle nostre terre, per favorire l’incontro positivo tra persone di culture e nazioni diverse?

TEMPO DI METICCIATO PER LE TERRE AMBROSIANE

«Accettare una logica di meticciato significa volere positivamente fare i conti con un incontro di culture e di società così profondo da giungere a toccarci nella carne, nei nostri affetti più profondi e nei nostri desideri fondamentali. (…)

Chiede di attrezzarsi per abitare la società plurale capaci di prossimità, di fantasia per accendere forme inedite di buon vicinato, con dentro una voglia di giocarsi anticipando il riconoscimento dell’altro e del bene che l’incontro con lui è per me, per la mia fede, per il futuro della nostra società. Come ci ricorda spesso papa Francesco, in un’epoca di individualismo la fede cristiana è capace di generare stili di vita alternativi, antagonisti, che globalizzano la fraternità e la solidarietà, superando la logica dello scarto e una visione riduttivamente consumistica delle relazioni tra le persone e i popoli». (p. 27)

> Come credenti in Cristo, viviamo l’incontro con l’altro come un bene per la nostra fede così come per la vita della comunità e della società? È possibile raccontare alcune esperienze positive al riguardo?
> Arrivare in un nuovo paese può anche generare paura: come è stato possibile affrontarla e superarla? Quale ruolo vi ha giocato la religione?
> La religione diventa una risorsa per coloro che arrivano dall’estero e desiderano inserirsi nella vita di Milano? Come? I cristiani di Milano aiutano i fedeli migranti a vivere la loro fede? Quali esperienze possiamo raccontare?

LA DIOCESI DI MILANO, CHIESA DALLE GENTI

«Il fenomeno delle migrazioni ha permesso alla nostra diocesi in pochi anni di apprendere e praticare un reale stile ecumenico, capillare e diffuso, di popolo. (…) Le occasioni di incontro e di prossimità si sono moltiplicate: a più di una comunità abbiamo offerto ospitalità nelle nostre chiese e negli spazi parrocchiali; con più di una realtà abbiamo avviato iniziative caritative comuni; l’offerta di spazi e la condivisione di attività si è trasformata in più di un caso nell’accensione di un processo di ascolto e scambio reciproco». (pp. 34-35)

«L’ecumenismo, da oggetto e contenuto dei nostri scambi, sta diventando metodo per affrontare problemi che scopriamo essere comuni: l’iniziazione alla fede delle giovani generazioni, la forza e il modo di essere cristiani dentro una società secolarizzata, la capacità di trovare linguaggi adeguati per rispondere da cristiani alle sfide di una cultura e una tecnica sempre più invasive. (…)
Ci è chiesto di portare in modo positivo la nostra fede come contributo a un dialogo che necessariamente va creato e sostenuto nella società plurale, per partecipare alla costruzione del bene comune, operando insieme alle altre esperienze religiose per raggiungere e promuovere una pace che sia il frutto di un incontro che si fa stima reciproca e cammino comune».
(pp. 36-37)

> Essere accolti, ospitati e condividere ambienti e attività delle parrocchie, che impatto ha sulla fede di ognuno di noi? Quali vie apre per un dialogo e una crescita insieme? Quali ostacoli e freni sta mettendo in luce? Che esperienze sono nate dalla condivisione di gesti caritativi tra fedeli appartenenti a Chiese diverse o con uomini e donne di altre fedi?
> Come i tre linguaggi (azioni di carità, cultura e impegno per il bene comune) sono vie di incontro e di dialogo con chi vive una diversa religione e con chi non crede?
> Ci sono luoghi per poter fruire di una libertà religiosa veramente reale e concreta?
> Come il vivere in Italia ha modificato il proprio cammino personale di fede e l’appartenenza a una comunità?
> Come il travaglio delle seconde generazioni ci interroga e ci stimola nel compito – anche nostro – di educare i nostri figli alla vita e alla fede? Gli oratori col passare degli anni sono divenuti sempre più un luogo di incontro tra giovani di famiglie appartenenti a diverse religioni: come potrebbero essere laboratorio per la società civile di domani?