Il tempo non va fermato:
va rigenerato

La Domenica è il giorno che genera la vita degli altri giorni

Quando Dio
strapperà il velo che copre la loro faccia

tutti i popoli vedranno chiaro
come giungere alla gioia di vivere.

SECONDA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA


14 gennaio 2018

Domenica scorsa
si sono concluse
le celebrazioni del Natale.

Ci siamo soffermati
sul considerare il contesto
in cui Gesù nasce,
contrassegnato
da condizioni estreme di vita.

Gesù e i pastori
sono senza casa.

I Magi sono pagani
in un qualche modo senza Dio.

Gesù attira a sé
gli uni e gli altri.
Quando li incontra,
trasforma la loro vita,
radicalmente.

Nei Vangeli
questo cambiamento
ha un unico nome:
gioia di vivere.

È un valore riproposto in vari modi
dalle liturgie
del tempo che va
dal Natale alla Quaresima.

Non si tratta
di un semplice stato dell'animo
che, in se stesso,
è limitato e transitorio.

Dio punta a creare nel suo popolo
una condizione di vita stabile
che, in prospettiva,
si estenda a tutti i popoli.

In particolare,
la realizzazione sulla terra della gioia di vivere
coinvolge Dio
in modo così pieno
da diventare ciò che caratterizza
la sua persona
e la sua stessa presenza sulla terra.

Questa Domenica,
ritroviamo il tutto
in una profezia di Isaia
che ha dell’incredibile.

Il profeta dice che Dio
ha in mente di organizzare
un banchetto
alla cui festa invita tutti i popoli.

Va subito richiamato il fatto
che Isaia scrive le sue profezie
in un contesto storico
disegnato da foschi scenari di guerra.

Il contesto storico è, quindi, quello
della lotta tra la vita e la morte.

Incredibile che sulla terra
si parli di una gioia di vivere
unica per tutti.

Qui, ognuno tende a pensare a se stesso.
Soprattutto se è potente.

I potenti fanno guerra.
Conquistano le terre altrui
e fanno schiavi.

Ma Dio domina
su tutti i signori della terra.

È più forte degli stessi eserciti
che disseminano tra la gente
distruzione e morte.

Vuole eliminare questo stato di cose
e lo farà.

Certo,
bisogna avere fiducia nelle sue promesse
e vivere sempre e solo
legati all’Alleanza
che Egli ha stipulato al Sinai:

Lì, Dio aveva detto a Mosè:
Non avrai altro Dio fuori di me.

Per questo Isaia ammonisce:
Guai ad avere paura degli eserciti terreni
e aggiungere all’Alleanza del Sinai
altre alleanze terrene.

Se questo è chiaro
il Salmo
parla più che mai.

Ma ancor più parla il Vangelo.

In ultima analisi,
negli sposi di Cana è raffigurata
l’intera umanità
che cerca la sua festa
e la organizza in modo maldestro,
destinato a finire male.

Non può, in ogni caso,
fare di più di quanto fa.

Ed ecco sopraggiungere Gesù.
Ecco il suo miracolo.

Da notare con cura
è il fatto che il miracolo
viene emblematicamente compiuto
con le giare della purificazione.

Particolare spiegato da un altro.

Denomina Maria “donna”.
Questa parola
ritorna una sola volta
nel suo Vangelo.

Sotto la Croce.

Tra Maria e Gesù
c’è dunque la Croce.

Il luogo della grande purificazione universale.

Il miracolo di Cana
richiama, pertanto,
un altro fatto grande
ultimo e definitivo.

Quello che precede
il banchetto evocato da Isaia.

È il miracolo che Gesù
compie
con l’intera sua vita.

In particolare,
produce con la sua morte in Croce.

Va, comunque, precisato
che le Sacre Scritture
non propongono affatto
una sorta di favola a lieto fine.

Dio vuole, infatti,
che i credenti diventino
suoi reali "alleati".

E quel
“che c’è tra me e te”
rivolto a Maria
- vale a dire: la Croce -
in realtà
Gesù lo rivolge a ognuno.

Paolo lo ha capito molto bene.

Nella seconda lettura
lo spiega
con un entusiasmo incredibile.

Lettura del profeta Isaia

In quei giorni. Isaia disse: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l'ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: "Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte"».

Salmo

Il Signore libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto. Abbia pietà del debole e del misero e salvi la vita dei miseri.
Il suo nome duri in eterno, davanti al sole germogli il suo nome. In lui siano benedette tutte le stirpi della terra e tutte le genti lo dicano beato.
Benedetto il Signore, Dio d'Israele: egli solo compie meraviglie. E benedetto il suo nome glorioso per sempre: della sua gloria sia piena tutta la terra.

Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Fratelli, voglio che sappiate quale dura lotta devo sostenere per voi, per quelli di Laodicèa e per tutti quelli che non mi hanno mai visto di persona, perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell'amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza. Dico questo perché nessuno vi inganni con argomenti seducenti: infatti, anche se sono lontano con il corpo, sono però tra voi con lo spirito e gioisco vedendo la vostra condotta ordinata e la saldezza della vostra fede in Cristo.
Come dunque avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo.
È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui.

Lettura del vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le anfore»; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.