Vita di sant'Ambrogio -1

INFANZIA E GIOVINEZZA

3. Ambrogio nacque quando suo padre Ambrogio era a capo della prefettura delle Gallie. Un giorno mentre il bambino dormiva nel cortile del pretorio a bocca aperta, improvvisamente sopraggiunse uno sciame d'api e riempì tutta la sua faccia, a tal punto che le api entravano ed uscivano dalla bocca. Il padre, che stava passeggiando lì vicino insieme con la madre e la figlia, impedì alla schiava, addetta alla cura del bambino, di cacciar via le api. Temeva che quelle gli facessero del male. Preferì aspettare, curioso di vedere come l’evento si sarebbe risolto. Passato alquanto tempo, le api volarono via, dirigendosi tutte insieme molto in alto.
Decisamente sconvolto dall'evento, il padre affermò: "Se questo bambino vivrà, diventerà una persona importante."
Io sono certo che già da allora il Signore vegliava su questo suo servo, perché in lui si realizzasse ciò che è scritto: Favi di miele sono le buone parole (Prov. 16, 24). È bello pensare che quello sciame di api fosse l’origine dei favi dei suoi scritti, un dono celeste destinato a innalzare le menti degli uomini dalle realtà terrene al cielo.

4. In seguito, si trasferì a Roma insieme con la madre vedova e la sorella, che aveva già fatto professione di verginità e aveva come compagna un'altra vergine, la cui sorella Candida, vergine anche lei, ora ormai vecchia, vive a Cartagine.
Ambrogio, vedendo che la serva della sorella e della madre era solita baciare la mano ai sacerdoti, per gioco anch'egli le presentava la destra, dicendole che doveva fare lo stesso anche con lui, poiché, affermava, sarebbe diventato vescovo. In lui infatti parlava lo spirito del Signore, che già lo stava educando al sacerdozio. Ma quella rifiutava considerandolo un ragazzo che non sapeva quel che diceva.

5. A Roma compì i suoi studi. Successivamente, lasciò la città e professò l'avvocatura nell'aula della prefettura del pretorio. Istruiva le cause in maniera così eccellente che l'illustre Probo, allora prefetto del pretorio, lo scelse come consigliere. In seguito conseguì le insegne consolari e fu destinato a governare le province di Liguria e di Emilia e si trasferì a Milano.