Sacro Monte - Ghiffa

Il Sacro Monte di Ghiffa 

Cenni Storici

Il Sacro Monte di Ghiffa è posto lungo le pendici boscose del monte Cargiago, sopra l'abitato di Ronco, a 360 metri s.l.m., con una stupenda vista sul Lago Maggiore. In tale sito già era presente, prima della sua costruzione, un edificio di culto caro alla fede religiosa delle popolazioni locali.

Poche sono, a quest'ultimo riguardo, le notizie storiche certe. Va con ogni probabilità respinta la credenza che una modesta cappella fosse già stata edificata, dove oggi sorge il Santuario, nel IV secolo, ai tempi dell'evangelizzazione del novarese ad opera di San Giulio e di San Giuliano.
Certa è invece la presenza - come nucleo architettonico antico poi inglobato nel santuario - di un oratorio romanico risalente al XII o al XIII secolo; esso venne ampliato nel tempo per far fronte al crescente afflusso di fedeli. Il primo documento storico che menziona l'esistenza della chiesa è del 1591; fu redatto in occasione della visita pastorale dell'allora vescovo di Novara, monsignor Cesare  Speciano. La descrizione fatta della chiesa, dedicata alla Ss. Trinità, fa comprendere come essa corrispondesse allo spazio occupato dalla prima campata dell'attuale santuario. Vi era sopra l'altare un affresco, tuttora presente, con l'immagine ripetuta tre volte del Cristo assiso su un desco: si tratta di un simbolo trinitario che evoca le "tre persone uguali e distinte". Si tratta di un'immagine molto venerata, alla quale erano riconosciuti poteri taumaturgici.

L'edificio religioso doveva già essere posto sotto la tutela dell'antico ordine dei Trinitari impegnato nella diffusione del culto alla Ss. Trinità.

La costruzione di un nuovo santuario avvenne tra il 1605 ed il 1617, anni in cui venne costruito, con il contributo della popolazione locale, il corpo principale del dell'edificio. Il progetto era stato patrocinato da vescovo di Novara, Carlo Bascapè noto per la importanza che egli attribuiva allo sviluppo del sistema dei Sacri Monti prealpini.

Negli anni tra il 1646 ed il 1659 il progetto del santuario fu completato con la costruzione del campanile e con ulteriori lavori di sistemazione. Nello stesso periodo iniziò la costruzione delle cappelle che dovevano comporre il Sacro Monte.

Non si conosce con certezza il momento in cui si concepì il progetto di un Sacro Monte, né si conosce la struttura che esso avrebbe dovuto assumere: è da ritenere comunque che tale struttura dovesse essere più ambiziosa di quella che le risorse finanziarie disponibili consentirono di realizzare.

Tre sono le cappelle erette, tutte poste in prossimità del Santuario: quella della Incoronazione della Vergine, eretta nel 1647, quella dedicata San Giovanni Battista, costruita nel 1659, e quella detta Cappella di Abramo, posta un poco più in basso e realizzata tra il 1703 ed il 1722.

Senza che venisse meno la devozione verso la Trinità, si deve ipotizzare che la centralità del tema della Passione di Cristo nei percorsi devozionali abbia suggerito, nel 1752, la costruzione sul piazzale del santuario di un elegante porticato a quattordici arcate, destinato ad ospitare le stazioni di una Via Crucis. Esso fu, pochi anni dopo, chiuso sul lato nord con la costruzione di una cappella affrescata, con funzione di oratorio dedicato alla Madonna Addolorata.
Le raffigurazioni plastiche delle stazioni della Via Crucis poste sotto il porticato sono state realizzate attorno al 1930; esse hanno sostituito precedenti affreschi ottocenteschi ormai rovinati.
Le strutture architettoniche non subirono in seguito rilevanti cambiamenti.
Nel corso del XVIII secolo, su di un fianco della chiesa fu ricavata la "Casa del Romito", modesta abitazione per il padre dei Trinitari che custodiva il sito (edificio riportato poi a funzioni religiose nel 1929 con la sua trasformazione in cappella con la statua del Cristo nell'orto di Getsemani).
Il complesso devozionale decadde poi progressivamente nel corso del XIX secolo sino a quando, nel 1985, l'amministrazione comunale di Ghiffa concepì un progetto di restauro e di valorizzazione del sito. In seguito ad un accordo con la Regione Piemonte si arrivò alla istituzione della Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte della Ss. Trinità. Nel 1988 fu varato, a carico della Regione, un piano di restauro degli edifici e dei loro arredi sacri, progetto che ha consentito, tra l'altro, la inclusione del Sacro Monte di Ghiffa nel gruppo dei Sacri Monti prealpini di Piemonte e Lombardia decretati patrimonio dell'umanità, dall'Unesco nel 2003.

Chiesa della S.S.Trinità

Il nucleo più antico è costituito dal Santuario dedicato alla SS. Trinità, costruito sulle mura di un antico Oratorio risalente ai secoli XII-XIII, oggetto di successivi rimaneggiamenti. 

L'Oratorio, pur così modesto, doveva essere meta di frequenti pellegrinaggi. Contribuì a questa crescita la tradizione che riconosceva nell'effige trifronte di Cristo un importante punto taumaturgico. Dal 1605 al 1617 venne realizzato il corpo principale del Santuario, mentre negli anni dal 1646 al 1659 successivi rimaneggiamenti portarono al quasi completamento dell'edificio, in concomitanza con la volontà di realizzare il complesso del Sacro Monte. 

Nel 1646 vi fu poi l'aggiunta del campanile e nel 1691 venne realizzato il porticato sul fronte della Chiesa. Nel XVIII secolo si sopraelevarono i locali sul fianco della Chiesa per realizzare la "casa del Romito", abitata da un padre dei Trinitari che svolgeva il compito di custode del Santuario. L'ultimo rimaneggiamento avvenne nel 1761, quando si sopraelevò il pronao conferendo alla facciata l'aspetto attuale. La Chiesa si completò definitivamente nel 1904, quando l'abside venne circondata da un coro poligonale che ne ripete l'andamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Sacro Monte di Ghiffa presenta una sua fisionomia unitaria, data dalla felice sintesi realizzata, attorno al santuario, tra natura ed architettura.A bilanciare la rustica severità del santuario concorrono il porticato della Via Crucis e soprattutto le due eleganti cappelle barocche a pianta ottagonale poste sul piazzale. Si tratta, come si è detto, della cappella dell'Incoronazione della Vergine con un bel pronao posto di fronte all'ingresso che si erge sopra alcune rocce affioranti, e della cappella di San Giovanni Battista con il portico anulare che la circonda.

La cappella di San Giovanni Battista

La seconda cappella, di San Giovanni Battista, fu innalzata con ogni probabilità anteriormente al 1659, anno in cui risulta registrata negli Atti di Visita. Si tratta di un'opera a pianta centrale con un pregevole porticato anulare secondo una concezione architettonica che discende dai prototipi di Varallo, di Orta e di Crea; tuttavia l'impianto architettonico sembra più vicino al Sacro Monte di Varese, anche se la dovizia decorativa si riduce in questo caso al disegno della lanterna traforata posta al di sopra del tiburio ottagonale. 
L'anonima statuaria all'interno si riferisce al battesimo di Gesù nel fiume Giordano per opera di Giovanni Battista. Anche in questo caso, la raffigurazione di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo conferma il tema trinitario. Un aspetto curioso della cappella è dato dalla presenza, sotto all'edificio, di una cisterna scavata nella roccia, utilizzata in passato per raccogliere l'acqua piovana con cui dissetare i pellegrini, in quanto non ancora esistente la fontana, realizzata solo nel 1851. In seguito, nell'ottocento, la cisterna venne utilizzata dai macellai di Ghiffa come ghiacciaia mista a neve per la conservazione delle carni

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

Cappella dell'Incoronazione della Vergine

La cappella dell'Incoronazione della Beata Maria Vergine, la prima ad essere edificata, fu costruita nel 1647 per volontà della famiglia Canetta di Ghiffa, come si deduce dal cartiglio posto sul portale di ingresso.
A pianta ottagonale, l'aspetto di maggiore rilievo è rappresentato dal pronao, che per le sue proporzioni ed eleganza è l'elemento di maggior rilievo architettonico destinato a colpire il visitatore. 

Semplice ed ingenua è la raffigurazione dell'Incoronazione della Vergine, con figure di Angeli che, quasi fossero telamoni, reggono le figure di Cristo e del Padre Eterno mentre pongono la corona sul capo della Vergine. Suggestiva è la presenza tutt'attorno, nelle otto nicchie ricavate sulle pareti, delle statue che fungono da muti testimoni della Incoronazione: si tratta di un inconsueto accostamento di figure della Bibbia e della storia della Chiesa, Isaia, la profetessa Anna, San Gregorio, San Gerolamo, Sant'Agostino, San Tommaso d'Aquino, Daniele e Davide.

 

 

 

 


All'interno, otto nicchie semicircolari contengono altrettante figure policrome in terracotta rappresentanti profeti e dottori della Chiesa. Infine, l'abside ospita la composizione policroma in terracotta che propone il tema trinitario dell'Incoronazione di Maria Vergine.

La terza cappella
detta di 
Abramo

La terza cappella detta di Abramo posta più in basso a un centinaio di metri di distanza dal santuario è la più recente ed è citata per la prima volta come "Cappella in modum crucis" negli Atti di Visita del 1703. 

A pianta cruciforme, risulta singolare ed inedita, anche se nella sua concezione rimanda alle cappelle nona e tredicesima di Orta. All'interno, si trova la rappresentazione mediante statuaria di autore ignoto che configura il Patriarca Abramo in adorazione di tre angeli rappresentanti la Trinità. 

Il complesso decorativo di questa cappella, gradevole per singolarità e fantasia, non va al di là della matrice popolare tipicamente naif. Singolare e di interesse architettonico è la grossa orditura apparsa nel corso dei lavori di restauro della copertura, che sostiene inoltre staticamente la massiccia ed elegante lanterna posta in sommità.

Poco o nulla si sa sulle statue in terracotta poste all'interno delle cappelle. Con il loro linguaggio ingenuo, che si esprime senza soverchie pretese artistiche, esse ci invitano ad ipotizzare il lavoro di maestranze locali. 

Il numero esiguo di decorazioni plastiche fa apparire quasi eccessivamente ampi i volumi delle cappelle. 
Suggestiva è soprattutto la scena che popola la terza cappella, dedicata all'incontro di Abramo con tre presenze angeliche narrato nella Genesi ed interpretato da Sant'Agostino come allusione al mistero della Trinità (Tres vidit, unum adoravit). Essa richiama direttamente il tema iconografico che costituisce, per certi versi, il leitmotiv del Sacro Monte di Ghiffa, quello della rappresentazione della Trinità. A questo riguardo si è già fatto cenno all'affresco cinquecentesco che si è conservato nel santuario, con il volto del Cristo ripetuto tre volte e posto significativamente sotto la scena della Crocifissione. Il recente rinvenimento, avvenuto a seguito del restauro del settecentesco paliotto d'altare, di un quarto identico volto di Cristo - posto sotto gli altri tre volti e raffigurato con la corona di spine sul velo della Veronica ha reso ancor più interessante - la riflessione iconografica sul tema trinitario presso il Sacro Monte di Ghiffa.

Il porticato della Via Crucis

 

 

 

 

 

 

 

 

Il porticato della Via Crucis conclude la scenografia degli edifici.
È' formato da quattordici campate di crociere e colonne di granito, corrispondenti alle stazioni della Passione di Cristo realizzate per mezzo di edicole affrescate.
Citato per la prima volta dal Vescovo nel corso della Visita del 1752, le stazioni furono affrescate nel 1824 dal maestro Pinoli di Intra. 
Intorno al 1930 furono invece aggiunte delle pregevoli formelle policrome in gesso, raffiguranti i vari episodi della Via Crucis.